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Enogastronomia in mostra

Record di operatori stranieri a Vinitaly 2009

Dopo aver pubblicato alcuni giorni fa alcune deduzioni tratte dalla mia visita al Vinitaly, per “par condicio” mi sembra giusto ospitare il comunicato stampa di Veronafiere riguardo la presenza di operatori stranieri all’ultima rassegna veronese dedicata al vino che sembrano andare in tutt’altra direzione.

L’incontro mondiale per il vino, dove i vitivinicoltori italiani possono incontrare nuove nicchie di mercato, è giunto al termine.
Un incremento del numero di operatori professionali stranieri rispetto allo scorso anno, che è passato da 43.000 a 45.000, 150.000 visitatori, 4.200 espositori provenienti da diversi paesi, 2.400 giornalisti e 91.000 mq netti di superficie espositiva; questi i dati che hanno caratterizzato la 43^ edizione del Salone internazionale del vino, svoltosi a VeronaFiere, dal 2 al 6 aprile.
Un ruolo importante è dato a Vinitaly World Tour, per la sua internazionalizzazione e perché piattaforma per la scoperta di nuovi target.
Si è trattato pertanto di una fiera di business, dove molti operatori esteri, oltre che nazionali, erano interessati ad investire nel settore.

Ora, mi sembrerebbe opportuno che il comparto fieristico italiano affrontasse in modo serio la questione dei dati ufficiali di affluenza alle fiere poiché ho la sensazione (che a volte è una certezza suffragata da dati oggettivi), soprattutto incontrando gli espositori che credo abbiano il polso della situazione, che a volte si tenda a fornire cifre che servono a tranquillizzare gli operatori ma che poi, con il passaparola e le analisi che ogni azienda fa dopo che ha partecipato ad una fiera, rischiano di sgonfiarsi. Tra i lettori c’è qualcuno in grado di offrire lumi a riguardo?

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apr  09
30
alle 07:03
da admin

Fiere nel mondo

A Dubai di scena il lusso Made in Italy

Quello degli Emirati Arabi Uniti è il principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane in Medio Oriente. Si tratta di una nazione che offre tante occasioni di investimento e che presenta fattori potenziali per lo sviluppo nell’ambito delle nuove tecnologie, delle telecomunicazioni, delle infrastrutture, del trasporto, della logistica e dei beni di consumo.

Abu Dhabi è stata scelta come la giusta sede della manifestazione “Italia, La Dolce Vita, Il Lusso”, il salone dedicato all’eccellenza del made in Italy, che si terrà dal 2 al 4 giugno 2009, presso il più lussuoso resort della capitale, Emirates Palace Hotel. La manifestazione è nata dalla collaborazione tra Abu Dhabi Tourism Authority, Associazione I.T.A.C.A, Etihad Airways, Emirates Palace di Abu Dhabi ed è patrocinata dall’Ambasciata Italiana degli Emirati Arabi. Parteciperanno come espositori 100 aziende italiane, facendo conoscere i propri prodotti e servizi di alta qualità, di artigianalità e di eccellenza. Il salone è aperto a qualsiasi azienda, grande e piccola, appartenente al settore della produzione italiana, dell’interior design, dell’illuminazione, della costruzione, della meccanica, della gastronomia, dell’arte, della gioielleria.L’evento sarà inaugurato con l’Italian Welcome Dinner, il giorno seguente si terrà un Italian Dinner Buffet di degustazione e l’ultimo giorno, come chiusura del salone, una Italian Fashion Galà Dinner, con sfilata di alta moda dello stilista Ettore Bilotta.

Dopo il continua vi facciamo vedere dove si svolgerà questo appuntamento dedicato al lusso made in Italy facendovi fare un piccolo viaggio nell’albergo che è simbolo stesso del lusso sfrenato.
Buona visione…
Continua a leggere… »

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apr  09
26
alle 07:55
da admin

Ultimo commento:

di Massimo Medri il 01/1/70

Prego visiatre sito web : www.mastrovitruvio.it Potrebbe essere una piacevole sorpresa del Parqu...

Enogastronomia in mostra

Cosmoprof e Vinitaly: impressioni a caldo (4a parte)

Un riassunto delle impressioni. Il Veneto, con l’area allestita di maggiori dimensioni, ha affermato il predominio territoriale giocando in casa e conferma la sua tradizione di regione produttrice di grandi vini. La Lombardia ha affermato la prepotenza degli investimenti che la Regione può mettere in campo per sostenere il comparto a livello locale; la comunicazione ed il connubio tra vino e turismo sono stati elementi distintivi della presenza che non ho ritrovato in modo così forte nelle altre regioni. La Sicilia, potenzialmente molto interessante e attiva, sia come quantità di espositori che come crescente qualità della produzione, ha commesseo l’errore di non credere fino in fondo alla manifestazione; la mattina del lunedì non era più disponibile alcun materiale informtivo presso il desk della reception. Il Lazio, una regione che negli ultimi anni ha curato particolarmente la produzione arrivando a punte di eccellenza inimmaginabili fino a poco tempo fa, afferma una presenza di piccoli produttori che non investono in immagine e comunicazione. Oltre ad un banco degustazione e ad una piccola area ristorante, la presenza era dimessa e non particolarmente convinta. L’Emilia Romagna, regione di vini noti ma che sono ancora snobbati dagli intenditori (vedi Lambrusco, Albana, Trebbiano, Sangiovese, Bonarda) si è distinta per il calore dei suoi produttori verso i visitatori. Il Trentino ha dato la dimostrazione della ricchezza delle proprie aziende contraddistinguendosi per il fatto che ogni cantina aveva il proprio stand originale.

Ciò che mi ha deluso è stato l’allestimento dei ristoranti regionali: un tendone caldo e afoso non ti permette di assaggiare adeguatamente vini e cibi sicuremante di qualità. Credo che la fiera di Verona cominci ad essere piccola o quanto meno poco adeguata per una manifestazione così importante. Rischiamo di perdere la partita con i francesi ed i tedeschi, almeno in questo campo. Inoltre, pochi i servizi per il visitatore: pochi bagni, pochi centri di ristoro e di bassa qualità (molto meglio Bologna per questa voce, a parità di importanza della manifestazione), immagine della manifestazione poco presente all’interno del quartiere fieristico.

Sol non posso commentarlo in quanto all’ora del mio ingresso nel padiglione (pardon, nel tendone) erano andati via tutti.

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apr  09
11
alle 08:12
da admin

Fiere e comunicazione, Fiere in Italia, Parola al marketing

Cosmoprof e Vinitaly: impressioni a caldo (3a parte)

In definitiva, è stata la prova provata che l’attenzione verso una fiera deriva dal concept di cui è portatrice. Se la fiera è piccola deve rinnovarsi di anno in anno (vedi Bené a Vicenza) e deve assecondare i trend del mercato ed ascoltare le indicazioni che arrivano dai potenziali espositori. Una fiera, specie se piccola, deve essere un luogo di contrattazione più che di mera esposizione, una fiera di servizio piuttosto che una fiera vetrina. Quest’ultima parte non deve avere un ruolo, anche dal punto di vista del layout, preminente per non trasformare il tutto in un mercato della domenica.

Veniamo al Vinitaly. Sarà forse perché era l’ultimo giorno, ma l’impressione che ne è derivata dalla visita non è stata particolaremente positiva anche se parlando con un produttore di Soave della zona di Vicenza sembra che i contatti siano stati molto positivi (ma credo che lui si trovasse in una posizione privilegiata e che abbia saputo utilizzare bene il connubio fiera-web 2.0 visto che mi ha invitato ad una degustazione tramite Vinix, il social network di Filippo Ronco dedicato ai wine lovers). La differenza in negativo con Vinexpo e Prowein mi è sembrata molto marcata. La Regione Campania era ospitata in una tenda che all’ora di pranzo del lunedì era già vuota, visto il caldo asfissiante che regnava all’interno (e per una fiera che espone un prodotto così delicato dal punto di vista delle temperature, non era il massimo).

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apr  09
10
alle 08:01
da admin

Fiere e comunicazione, Fiere in Italia, Parola al marketing

Cosmoprof e Vinitaly: impressioni a caldo (2a parte)

Cosmoprof 2009: alcuni difetti organizzativi. Si percepisce chiaramente lo status di fiera di riferimento, quasi di monopolio a livello mondiale della kermesse bolognese, una delle più ricche di marca italiana, che può permettersi una versione cinese. Evidentemente (mancavo dal Cosmoprof da moltissimi anni) ciò porta ad alcune leggerezze: assoluta mancanza di infopoint (ho ancora negli occhi, al contrario, la profusione di infopoint al BAU di Monaco di Baviera), solo alcune ragazze con cappellino rosa a distribuire, fuori della fiera ed accanto ad un’Ape Piaggio, sempre rosa) una piantina ed un piccolo catalogo. Inoltre, sarebbe stato apprezzabile un servizio navetta gratuito dalla Stazione centrale di Bologna, come è possibile trovare al Vinitaly.

Tornando allo status di fiera di riferimento, il Cosmoprof rimane una fiera vetrina, un prodotto uguale a se stesso negli anni, che non evolve con l’evolvere delle esigenze delle imprese in relazione alle partecipazioni fieristiche. Tramite i colloqui che ho potuto avere sono emersi alcuni punti interessanti: a) al Cosmoprof bisogna esserci, anche se i contratti stipulati in quella sede non possono essere particolarmente significativi; b) oltre al Cosmoprof, la scelta di partecipazione in altre fiere di settore vede una battaglia tra Wellness di Milano e Bené di Vicenza, mentre alcuni partecipano anche a Roma e Parigi; c) che i costi di partecipazione al Cosmoprof sono particolarmente esosi (sopra i 300 euro/mq per l’area nuda, con una scontistica che parte nella parte finale di raccolta delle adesioni) e che le fiere devono spingere l’acceleratore sul discorso b2b, sul matching, sulla chiusura di contratti in fiera.

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apr  09
9
alle 07:43
da admin