Archivi della categoria ‘Parola al marketing’
Fare business con il web 2.0
Dal momento che questo è un blog e quindi parliamo di web 2.0, mi sono sembrate interessanti alcune riflessioni che sono partite da Gianluca Diegoli di Minimarketing e riprese da Vinix sul come fare business con il web 2.0.
Le parole di Gianluca Diegoli che, se non offrono la ricetta definitiva, almeno possono contribuire a chiarire quello che si può fare veramente – e come farlo – con uno strumento 2.0, sostengono la tesi che il web 2.0 sia esclusivamente per le persone o, al limite, per le aziende individuali.
Ciò, partendo dal presupposto che le grandi aziende non siano in grado di entrare nel mercato “delle conversazioni” e, in definitiva, di porsi allo stesso livello – uno a uno – di come possono invece più agevolmente fare le piccole aziende individuali (o poco più).
Per le piccole aziende Gianluca sostiene:
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Vinitaly: Gianpaolo Paglia sulla comunicazione del vino
Proprietario e wine blogger di Poggio Argentiera, Gianpaolo Paglia (con la n, si !), in un’intervista sulla comunicazione del vino rilasciata a www.Vino24.tv durante l’edizione 2007 di Vinitaly.
Ve lo ripropongo, grazie a Filippo Ronco di Vinix e Fabio Ingrosso di Vino24.tv, poiché ancora attuale.
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Marketing Agorà
Oggi desidero segnalarvi un interessante progetto collaborativo (al quale ho, in minima parte, partecipato nella fase iniziale) pensato da Pier Luca Santoro ed il cui nome è riportato nel titolo di questo post.
La lettura dell’articolo, non breve, è interessantissima e le possibilità di sviluppo del progetto lo sono altrettanto, a dimostrazione di come, sempre di più e sempre più inevitabilmente, la comunicazione d’impresa e la cultura che aziende e professionisti coltivano, dovrà essere sempre meno gerarchica e sempre più orizzontale.
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Colony: marketing web 2.0 e manager
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo su “Spot and Web” riguardo un discussion board aperto da George Colony sul sito www.forrester.com sul tema: come vendere assicurazioni o parti di aerei quando gli spot da 30″ e le grandi pagine di giornale stanno scomparendo”.
Colony ha fatto un elenco di ciò che manager e CEO dovrebbero sapere riguardo il marketing applicato al web 2.0. Eccone un estratto. Continua a leggere… »
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Le piccole medie imprese italiane? Devono riscoprire l’umanesimo
Le difficoltà della nostra economia sono, inevitabilmente, anche il fruttdella crisi delle piccole e medie imprese, vera spina dorsale del nostro sistema impreditoriale-produttivo ed economico.
Per uscire dalla crisi che attanaglia molte piccole e medie imprese italiane, creando le condizioni per un duraturo benessere, pare necessario ripensare ad esse, alla loro organizzazione, alle loro modalità di gestione, alla loro capacità di competere, di creare sinergie, di rapportarsi con il territorio.
Una proposta in tal senso è offerta da Gabriele Rossi, Senior Fellow del Centro Studi e Documentazione Tocqueville-Acton in “Umanesimo è/o Management. Una prosposta per le piccole medie imprese italiane come via d’uscita dalla crisi” (notes n. 7 – luglio 2007) in cui si suggerisce un deciso superamento delle attuali logiche di gestione delle piccole medie imprese, figlie di un sistema economico ormai inattuale, superato irrimediabilmente per l’affermarsi del mercato globale.
Secondo Rossi, infatti, l’Italia “vedrà un’alba nuova dell’impresa quando i piccoli e medi imprenditori capiranno che la proprietà è un dono, mentre la gestione è una competenza frutto di intelligenza, istruzione e carattere”.
Notes n. 7 – luglio 2007, è disponibile sul sito www.cattolici-liberali.com.
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Ancora sul futuro delle fiere
Torno sull’argomento. Credo ci sia da fare un’essenziale distinzione tra fiere b2b e b2c. Finora abbiamo sempre visto al questione delle fiere per le imprese.
Da addetto ai lavori che cerca di interpretare determinati segnali, la convergenza tra comparto fieristico e nuovi media/modalità di comunicazione non mi sembra sia così sentita a livello consumer. Continua a leggere… »
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Lo spirito del tempo
Leggendo il blog di Massimo Carraro (mi fa ricordare i miei trascorsi d’agenzia, tempi memorabili…) mi sono imbattuto in un post che ho trovato estremamente interessante ed alla cui lettura invito coloro che lavorano nelle agenzie di pubblicità.
Sono riportati 5 punti che potrebbero, così come sono, essere assunti a manifesto del presente professionale di tutti noi:
Nel futuro le competenze dei professionisti saranno molto più ampie.
Gli steccati professionali stanno cadendo uno dopo l’altro.
Il successo presuppone una formazione permanente continua.
La cultura della “bella figura” è finita, è arrivato il momento dei talented beginners.
I nostri figli avranno in media tra le 10 e le 14 carriere.
Avendo lavorato per oltre 10 anni come direttore creativo di una piccola agenzia, nell’arco di una giornata passavo dall’essere art director, responsabile della produzione, art buyer, scenografo, tecnico della fotografia.
Posso ragionevolmente dire che ero multiruolo e multitasking già 20 anni fa.
Grazie a Massimo Carraro per questo spunto. Ti metterò nel mio blogroll…
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EBA Forum, futuro delle fiere, ripensare le fiere
Spesso, in questo blog, abbiamo affrontato la convergenza tra comunicazione fieristica – intesa nel senso più ampio possibile – e nuovi media.
Ho posto la questione anche nella community di Neurona e Matteo di mktg4nerds ha proposto la sua visione:
Sicuramente gli strumenti che offrono gli enti fieristici sono ben pochi se si pensa alle possibilità di interazione/comunicazione offerte dal web.
Mi chiedo però se gli espositori e i visitatori sono in grado di gestire queste modalità di contatto/interazione e se la loro diffusione è significativa.
Oltre alla “confidenza” con i mezzi e alla loro diffusione c’è da considerare anche l’ apertura a delegare qualcuno per questa attività di relazione/conversazione.
Per quanto riguarda il B2B, sono convinto che gli enti fieristici possono comunque fare ben poco se non sono le aziende per prime a sviluppare internamente dei processi per sistematizzare e ottimizzare le attività di marketing e comunicazione pre e post fiera.
Il tema è vivo e mi fa piacere che anche all’EBA Forum di qualche giorno fa se ne sia parlato. La questione è sfaccettata e l’obiezione posta è solo una delle possibili angolazioni dalle quali osservare la questione.
Non a caso il malessere di cui soffrono le manifestazioni dedicate all’IT (ad esempio, lo SMAU) sta proprio nel non considerare che una fiera che si rivolge a chi con la tecnologia avanzata convive ogni giorno (e spesso è l’artefice di tali progressi), non può non sperimentare nuove forme di condivisione tra organizzatore/espositore/visitatore.
Non a caso, nuovamente, nel campo IT si stanno sempre più affermando eventi che contemplano anche una sezione espositiva, ma che sono organizzati direttamente da quelle aziende che fanno innovazione ogni giorno (anche se qualche appunto anche a loro andrebbe fatto).
È necessario un cambiamento, anche se bisogna fare i conti con l’elefantiaca organizzazione di alcuni enti, che impediscono – al momento – qualsiasi spinta in avanti. Approfondiremo questi temi.
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