Archivi della categoria ‘Enogastronomia in mostra’
In Abruzzo nasce Soaveydelicious
Con piacere desidero parlarvi oggi della nascita di una iniziativa imprenditoriale ed editoriale che vede come protagonista un caro amico. Si tratta del progetto Soaveydelicious – sottotitolo: La Natura che diventa Cubo – presentato sabato scorso a Civitella del Tronto, che è, insieme, una rivista di cultura enogastronomica accompagnata da un sito web che ha lo scopo precipuo di far conoscere e diffondere, soprattutto nelle regioni del nord Italia, i tanti spesso sconosciuti e dimenticati giacimenti del buon cibo e del buon bere tipici dell’Abruzzo, delle Marche e dell’Umbria. Il progetto vede coinvolti gli assessorati all’agricoltura delle tre regioni. In bocca a lupo a Gabriele Rossi, direttore della neonata testata.
da admin
Il Molise al MIA 2010 di Rimini: entro il 15 ottobre 2009 le adesioni
L’Unioncamere Molise organizza la partecipazione delle aziende molisane alla prossima edizione del “M.I.A. – Mostra Internazionale dell’Alimentazione”, in programma a Rimini dal 21 al 24 febbraio 2010. La presenza del Molise al MIA di Rimini ha assunto negli anni un rilievo sempre maggiore, sia grazie all’impegno finanziario ed organizzativo assicurato dall’Unioncamere Molise, sia grazie alla professionalità degli operatori ed imprenditori molisani che hanno dimostrato di essere competitivi sui mercati anche più esigenti, attraverso una offerta di qualità apprezzata dai buyer di tutto il mondo.
Le aziende intenzionate a partecipare nello stand collettivo che verrà allestito dall’Unioncamere Molise, dovranno manifestare il proprio interesse alla stessa Unioncamere entro il prossimo 15 ottobre, utilizzando l’apposito modello disponibile negli uffici dell’ente, in Piazza della Vittoria, 5 a Campobasso o scaricabile dal sito internet www.mol.camcom.it
via Unioncamere Molise.
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Tra eccellenza e qualità rinasce la Fiera Campionaria di Vercelli
Dopo tanti anni di assenza torna a Vercelli dal 26 settembre al 4 ottobre la Fiera Campionaria con lo stesso spirito di una volta ma con uno sguardo in più verso il futuro. Un evento a tutto tondo, una vetrina completa che mira ad offrire una particolareggiata e suggestiva rappresentazione delle qualità, fatta di tradizione, innovazione, territorio e creatività.
La prima edizione della rinnovata Campionaria non sarà solo un’esposizione ed una vendita di prodotti ma presenterà un ricco programma di iniziative collaterali di diverse tipologie che vedranno protagonisti attivi i visitatori che, per l’intera manifestazione, saranno coinvolti in una serie di eventi e spettacoli per tutti i gusti.
Verrà allestita l’Area Web, nella quale sarà creato uno spazio interattivo in cui verranno riprodotte una redazione ed una regia che, partendo dalla fiera in essere, attraverso servizi ed interviste, produrranno i contenuti, le immagini ed i video raccolti durante i giorni di fiera.
Sarà l’Expoblot, il nuovo polo fieristico di Caresanablot secondo Centro fieristico in Piemonte, ad ospitare “Tutto in fiera”, la kermesse interamente dedicata al mondo delle eccellenze imprenditoriali, istituzionali e associative del territorio piemontese e non solo patrocinata dalla Provincia di Vercelli, la Commercio di Vercelli e il Comune di Caresanablot.
via Vini e Sapori.
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Parma sfida Milano sul food
(di Andrea Lanzarini) La gara tra le fiere è servita a tavola, e rischia di essere un boccone indigesto. Tutto ruota attorno a Cibus, il gioello della città ducale, capitale della Food valley italiana, assediato dal Tuttofood meneghino e infastidito dal debutto di Pastatrend a Bologna nellìaprile prossimo. Con Milano la situazione è tesissima: le due fiere dovrebbero siglare un accordo per non pestarsi i piedi, ma la firma – un’incognita – oggi è il termine ultimo – e a Parma c’è anche chi non lì’auspica, sostenendo che sarebbe come condannarsi a morte certa. Ma la temperatura è calda anche con le Due Torri: per via della pasta, certo, ma anche per lo scippo di una tappa dello Smau business.
“Mentre si tesse la rete fieristica regionale per ridurre la concorrenza – dice Cesare Azzali, direttore dell’Unione degli Industriali di Parma, riferendosi al varo di Pastratrend – si moltiplicano inutilmente gli eventi in un settore già presidiato, come l’agroalimentare. Questa concorrenza indebolisce il sistema regionale, che invece andrebbe qualificato, specializzato e promosso all’estero. Il dialogo con Milano si è sviluppato nell’ottica di qualificare l’offerta per l’agroalimentare, coordinando il calendario di manifestazioni importanti”. Unita contro Pastatrend – anche Barilla che ha annunciato di non voler partecipare – la città è però divisa su Milano: in Consiglio comunale l’ex sindaco Elvio Ubaldi ha parlato di ďeutanasia e ha chiesto un intervento del Governo per portare a Parma la parte dell’Expo 2015 legata all’agroalimentare.
Eppure, a ben vedere, dietro a tutto questo caos c’è la politica: in fine dei conti, Pastatrend è ben poca cosa rispetto a Cibus, che ha oltre 25 anni di storia e un rilievo internazionale; eppure la maggioranza in Comune (di centrodestra) attacca Regione e la Provincia (entrambe di centrosinistra) perché avrebbero avvallato questa dichiarazione di guerra di Bologna ai danni di Parma. Con la Regione, per parte sua, che accusa l’amministrazione comunale di ritardarne l’ingresso nell’azionariato e di boicottare la rete regionale a favore di un’alleanza con Milano. La stessa soluzione di integrazione giŗ individuata per gli aeroporti. Per le fiere la Regione ha stanziato 23 milioni per entrare nel capitale sociale di Bologna e Piacenza (obiettivo già centrato), Rimini e Parma. Nell’un caso e nell’altro, però, le reti sono piene di buchi.
Eppure tutti concordano nel dire che senza coordinamento si rischia di danneggiare il sistema fieristico regionale. Un sistema che organizza un quarto delle manifestazioni internazionali italiane, ha ricavi per circa 270 milioni e quasi 4 milioni di visitatori. “E’ tempo di razionalizzare il sistema, ma nei fatti”, afferma Gianpaolo Palazzi, presidente regionale di Confartigianato. “di concretizzare la fusione tra Rimini e Bologna. Lo status quo indebolisce tutti: Parma investe milioni per ampliare un quartiere che conta pochi eventi importanti, a parte Cibus che pure ha una cadenza biennale. Non sarebbe meglio, per evitare indebitamenti e di bruciare risorse, accordarsi con Bologna, affinché ospiti una parte dell’evento? Peraltro, è un’offerta che Bologna aveva fatto”.
E, scendendo lungo la via Emilia, è in stand-by pure la fusione tra le due “big” regionali, Rimini e Bologna. Che potrebbe portare economie di scala per 7-8milioni l’anno. “La situazione economica è difficile”, spiega Lorenzo Cagnoni, presidente di Rimini Fiere, che nei giorni scorsi ha presentato un’offerta per il quartiere di Belgrado. “La seconda parte del 2009 e il 2010 registreranno vistosi segni meno. E il rischio è che, mentre si dovrebbero trovare sempre più ragioni per l’integrazione, i lampi della crisi distraggano da questo obiettivo e che, invece, accentuino le occasioni di conflitto”.
E infatti, tra i litiganti, la crisi ci mette lo zampino, dopo un 2008 ancora favorevole (+11,5% sul 2006). “Il primo semestre è stato positivo trainato dai risultati di Arte-Fiera, della fiera del libro per ragazzi e di Cosmoprof”, afferma Federico Minoli; BolognaFiere è la più grande della regione con 134 milioni di fatturato di gruppo e 14 milioni di “rosso” nel 2008. “Ma sono attesi cali per la seconda parte dell’anno – conclude – per via delle tensioni sui prezzi e i volumi venduti”.
via Il Sole 24 Ore
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Troppe sagre nelle piazze italiane, solo a Brescia oltre 1500 nel 2008.
A Brescia è scoppiata la guerra tra gli organizzatori di sagre ed i ristoratori. Il fenomeno “fiere e sagre” ha portato la locale Fiepet Confesercenti a tastare il polso con una certa meticolosità e su tutto il territorio provinciale ad una situazione che già nelle scorse settimane, anche a seguito della battaglia della salamina tra Arthob, l’associazione dei ristoranti bresciani, e BresciaIn, l’associazione che promuove – quasi con cadenza settimanale – le tavolate estive all’aperto, era risultata insostenibile.
Lo scopo dell’indagine, il cui esito è da un lato sorprendente per l’enormità del non ipotizzato risultato, è stato sicuramente quello di far luce su un argomento caldo che, soprattutto nella Leonessa d’Italia, sta animando, ponendo quasi su due schieramenti opposti, i ristoratori e gli organizzatori di sagre. (da un articolo Ezio Zigliani pubblicato su Primo Piano del 10/07/2009).
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La riscoperta del vino quotidiano e l’attenzione al consumo consapevole al centro di Wine Show
Saranno la riscoperta della buona abitudine italiana del bere un bicchiere di vino a pasto e l’attenzione verso un consumo moderato e consapevole le tematiche protagoniste di WINE SHOW (www.wineshow.it), il nuovo Salone del Vino, al Lingotto Fiere di Torino dal 24 al 26 ottobre 2009, evento dedicato a tutti gli eno-appassionati italiani.
WINE SHOW, organizzato da Lingotto Fiere-gruppo GL events Italia, per tre giorni – da sabato 24 a lunedì 26 ottobre – aprirà le sue porte al pubblico presentando vini, eventi, convegni e degustazioni. Saranno centinaia le cantine che, con l’obiettivo di riconquistare il mercato interno, proporranno al vasto target consumer le proprie etichette da vitigni autoctoni, ovvero vini accessibili, immediati e soprattutto economici.
Negli ultimi tempi gli italiani stanno riscoprendo la sana tradizione di bere un bicchiere di vino a pranzo e uno a cena, come facevano i nostri nonni, ma con nuove e più attuali motivazioni: i benefici per la salute, come raccomandato dai nutrizionisti – grazie alle sostanze contenute nel vino, in particolare antiossidanti e polifenoli – il piacere di scoprire e assaggiare le centinaia di vitigni autoctoni del Belpaese, il ripristino di un rito familiare che è il solo capace di diffondere la cultura del vino e frenare l’abuso di alcol, soprattutto tra i giovani. Proprio l’educazione al consumo consapevole è uno dei tempi portanti di WINE SHOW: per impedire che il vino sia considerato il primo motore dell’alcolismo è necessario difendere e diffondere la cultura del buon bere, e di conseguenza i valori culturali del vino e dei suoi territori, un patrimonio unico del nostro Paese.
via Lingotto Fiere
da admin
Firmata un’intesa istituzionale fra la Federazione italiana panificatori e l’ente Veronafiere
La Federpanificatori ha siglato un accordo di collaborazione con Veronafiere, ente leader nell’organizzazione di manifestazioni fieristiche nel settore alimentare. Tale accordo prevede la co-organizzazione di eventi annuali per i prossimi dodici anni. In tale contesto, la Federazione organizzerà annualmente, con il partenariato di Veronafiere, un evento di carattere nazionale mentre ogni tre anni sarà partner primario di Veronafiere nell’organizzazione e promozione del SIAB-Salone Internazionale dell’Arte Bianca, la cui prossima edizione si terrà nel 2010.
via Expofairs.
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TuttoFood: 30mila visitatori. Ma i ristoratori dov’erano?
Mi sembra interessante riprendere un articolo di “Italia a Tavola” a firma di Alberto Lupini, sui risvolti di Tutto Food 2009 in termini di distribuzione delle presenze alla manifestazione, che mette in evidenza come certa disattenzione ai particolari organizzativi possa incidere negativamente sull’affluenza di determinate categorie.
“La soddisfazione degli organizzatori è evidente e non a caso è sintetizzata nelle prime due righe del comunicato di chiusura, dove si parla di un incremento dei visitatori a TuttoFood di ben il 35%. Cifre assolutamente da record, visti i tempi che corrono, e alle quali va fatto tanto di cappello. Il tutto per oltre 30mila visitatori, di cui uno su 4 estero. Sempre secondo le fonti ufficiali gli italiani che sono entrati in fiera (a parte gli espositori) sarebbero dunque 22-23mila. Un numero importante, certamente, che andrebbe a sua svolta valutato tenendo presente che la maggior parte di questi visitatori nazionali erano buyer di catene e di grandi gruppi della distribuzione o commercianti. Come dire che da questi dati emerge evidente che il numero dei ristoratori o dei gestori di gastronomie di qualitŗ che si sono recati a TuttoFood sembra davvero basso. Anzi, forse troppo basso per le aspettative iniziali visti i borbottii che si sentono nei corridoi di FieraMilano. Del resto bastava girare per i padiglioni di Rho per rendersi conto (come ci hanno segnalato anche alcuni di quei pochi che pure ci sono stati) che di cuochi, ristoratori, sommelier o pizzaioli non se ne contavano tanti.
Un risultato che francamente ci dispiace perché, nonostante l’allarme che avevamo lanciato – segnalando che una manifestazione a Milano non poteva non vedere presenti in prima fila gli operatori lombardi -, speravamo di essere smentiti dai fatti. Così non è stato e a nulla sono valsi i pur ragguardevoli sforzi della Fipe che, con i finanziamenti di FieraMilano, aveva messo in pista una macchina da guerra (compresi i biglietti di ingresso gratuito, costo 50 euro) proprio per attirare i ristoratori. E respingiamo l’idea, ora avanzata da qualche dirigente della Fiera pronto a scaricarsi le responsabilità per un non buon risultato su questo fronte, che i ristoratori siano rimasti assenti perché non interessati agli eventi fatti in partnership dalla Fipe con Identità Golose o con la Uir
I ristoratori non sono stati a TuttoFood perché non l’hanno sentita la loro fiera, diversamente all’edizione del 2007, chiusasi anch’essa – fonti ufficiali – con quasi 30mila visitatori (il che apre un dubbio su quel 35% di crescita dei visitatori prima indicato…). Questa edizione è stata dichiaratamente all’insegna del business più che una ribalta per l’enogastronomia italiana di qualità. Su queste basi non poteva esserci un coinvolgimento più ampio della ristorazione. E ciò al di là e al di sopra delle sigle coinvolte con scelte magari un po’ di parte. Ciò che è mancata è stata un’attenzione di fondo, e concreta, a un settore che tutti si affannano a dire che è la prima linea e l’ambasciatore dei prodotti Made in Italy. Ma nei fatti è snobbato.
Per caritŗà, va bene vendere i croccopollo o i formaggi già porzionati e sottovuoto. Questo serve, e tanto, all’industria alimentare. Ma non interessa, per nulla, alla ristorazione seria. Né si può pensare che basti un pur importante nome come quello di Massimo Bottura a spingere operatori di piccole aziende, con problemi di gestione e orari da far quadrare, a lasciare i loro ristoranti per andare in fiera.
Qualcosa non ha funzionato nell’impostazione di base. Ma se questa edizione non è stata un successo da questo punto di vista, si può sempre rimediare pensando a quella del 2011. Purché si corregga per tempo l’impostazione e si pongano dei rimedi. A partire dal primo, il più evidente. Per TuttoFood era indispensabile potere contare su uno zoccolo duro di presenze di operatori lombardi. Ma per fare questo bisogna almeno tenere conto che la maggior parte dei ristoranti in Lombardia sono chiusi la domenica o il lunedì. Giusto i giorno in cui la Fiera non c’era. L’aver programmato TuttoFood dall’8 all’11 giugno del 2011 (ancora da mercoledì a sabato) rischia di fare ripetere lo stesso errore. Stavolta però aggravato dal fatto che molti si sono lamentati delle date scelte e gli organizzatori non possono dire che non lo sapevano. Servirebbe una decisione rapida per essere poi efficaci e credibili.
E ancora. I buyer dei grandi gruppi della Gdo avevano sale Vip e servizi aggiuntivi. I ristoratori o i gestori di gastronomie interessati a prodotti di nicchia si dovevano fare chilometri per trovare un piccolo produttore, passando per file di stand di grandi industrie. Riservare sale di esposizione anche per categorie di destinatari (magari vicini a parcheggi ad hoc) potrebbe essere un’altra idea, così da aiutare operatori che, lo ricordiamo, hanno il tempo contato e devono rubare alla cucina o alla sala il tempo da dedicare alle visite che possano garantire loro qualità e territorialità. Non globalizzazione o prodotti precotti (quelli li possono comprare da qualunque agente di commercio). Ci sono ben pochi locali che possono permettersi il lusso di un dipendente dedicato agli acquisti.
Si tratta di proposte che magari faranno sorridere i grandi manager di TuttoFood, ma ci permettiamo di avanzarle consapevoli che questa fiera può davvero essere un momento importante per la filiera dell’agroalimentare italiano. Purché tutti i protagonisti abbiano una loro dignità.”
da admin







