Le fiere nel tempo di crisi
Non ho ancora avuto tempo di leggere con attenzione gli articoli del report sulle fiere edito dal Sole 24 Ore di recente, ma gli incontri con varie aziende, di recente sembrano andare verso una sola direzione: prediligere le fiere tedesche a discapito di quelle italiane, almeno per quanto riguarda il Vecchio Continente. Come non dargli torto? Lo abbiamo ripetuto più di una volta in questo blog, supportati da dati inconfutabili. Maggiore funzionalità dei quartieri fieristici, spiccato carattere internazionale e frequenze biennali delle manifestazioni per quei settori che lo richiedono, fanno delle fiere tedesche un punto di riferimento più attrattivo in termini di business rispetto a quelle italiane che, nonostante gli sforzi che da talune parti vengono effettuati, sembrano seguire con affanno ciò che avviene oltralpe.
Credo che gli organizzatori ed i Quartieri italiani dovrebbero effettuate corpose azioni di benchmarking ed ascoltare maggiormente i lori principali clienti – le aziende espositrici – per evitare una deriva che potrebbe rendere inutili i poderosi investimenti in termini di srutture immobiliari effettuati di recente (vedi Fiera di Roma).
da admin
Ultimo commento:
di admin il 01/1/70
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marzo 28th, 2009 at 18:48
Nel nostro piccolo abbiamo deciso di privilegiare delle fiere in USA rinunciando al Vinitaly.
Le ragioni? Le stesse espresse nel post
marzo 28th, 2009 at 20:05
Dipende sempre da quali sono i mercati che l’azienda intende privilegiare. Vinitaly deve darsi una veste più b2b, imitare se possibile il Vinexpo. A volte il livello organizzativo potrebbe essere percepito come elevato solo lavorando su dettagli, senza stravolgere tutto. In Italia c’è sempre la tentazione di fare cassa e mischiare il b2b con il b2c.