Cosmoprof e Vinitaly: impressioni a caldo (3a parte)
In definitiva, è stata la prova provata che l’attenzione verso una fiera deriva dal concept di cui è portatrice. Se la fiera è piccola deve rinnovarsi di anno in anno (vedi Bené a Vicenza) e deve assecondare i trend del mercato ed ascoltare le indicazioni che arrivano dai potenziali espositori. Una fiera, specie se piccola, deve essere un luogo di contrattazione più che di mera esposizione, una fiera di servizio piuttosto che una fiera vetrina. Quest’ultima parte non deve avere un ruolo, anche dal punto di vista del layout, preminente per non trasformare il tutto in un mercato della domenica.
Veniamo al Vinitaly. Sarà forse perché era l’ultimo giorno, ma l’impressione che ne è derivata dalla visita non è stata particolaremente positiva anche se parlando con un produttore di Soave della zona di Vicenza sembra che i contatti siano stati molto positivi (ma credo che lui si trovasse in una posizione privilegiata e che abbia saputo utilizzare bene il connubio fiera-web 2.0 visto che mi ha invitato ad una degustazione tramite Vinix, il social network di Filippo Ronco dedicato ai wine lovers). La differenza in negativo con Vinexpo e Prowein mi è sembrata molto marcata. La Regione Campania era ospitata in una tenda che all’ora di pranzo del lunedì era già vuota, visto il caldo asfissiante che regnava all’interno (e per una fiera che espone un prodotto così delicato dal punto di vista delle temperature, non era il massimo).
da admin
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