Expo 2015: scende in campo Berlusconi
L’occasione è troppo ghiotta per non parlarne, anche se a qualcuno potrà apparire “politically incorrect” visto che siamo alle battute finali di una campagna elettorale.
Berlusconi ha criticato il progetto di Daniel Libeskind (autore del progetto di ricostruzione dello spazio di Ground Zero a New York) per la sistemazione dell’area dell’ex Fiera di Milano che prevede, tra l’altro, la costruzione di tre torri, delle quali una dalla silhouette curvilinea.
La minaccia di Silvio Berlusconi è: “inorridito per il grattacielo sbilenco, mi metto a capo del movimento per bloccare le torri che infamano Milano”.
Toccavo sul vivo, la risposta di Libeskind è stata: “Berlusconi è un politico, non un architetto e dovrebbe attenersi a ciò che sa” (Pares cum paribus facillime congregantur, avrebbero detto gli antichi romani).
“Anche nell’Italia fascista tutto ciò che non era ‘dritto’ e ‘in linea’ veniva considerato ‘arte perversa’ – ha insistito l’architetto americano di origini polacche – e l’idea del politico che detta legge agli architetti trasuda tutti i mali dei regimi totalitari del passato. Abbiamo visto cosa succede quando lo Stato vuole decidere l’architettura”.
Un’altra spiegazione, se ce n’era bisogno, del perché i migliori talenti italiani dell’architettura vivono ed operano soprattutto all’estero, del perché l’Italia è una terra di ‘palazzinari’ ed un’altra pericolosa avvisaglia del cammino quantomai travagliato che attende l’Expo di Milano.
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