Ancora sull’ultimo Vinitaly
Prendo spunto da un commento di Gianpaolo Paglia (titolare della casa vinicola Poggio Argentera), da me sollecitato riguardo le questioni sollevate nel precedente post dedicato alla rassegna veronese, riguardanti la natura business o consumer di Vinitaly.
Premettendo, anzi confermando, che sono note a tutti gli addetti del settore, le vicissitudini e le difficoltà organizzative di una partecipazione fieristica, specie quando il budget è esiguo (soprattutto in relazione alla quantità di manifestazioni da presidiare durante l’anno), una delle possibili soluzioni potrebbe essere quella di avere giorni di apertura dedicati al pubblico generico distinti da quelli dedicati al pubblico di addetti ai lavori (come accadeva in occasione dello SMAU, prima che tornasse ad essere una manifestazioni only business).
Ciò permetterebbe:
di accontentare sia l’una che l’altra fetta di pubblico;
di porre l’espositore nelle condizioni di adeguarsi alle diverse richieste ed ai diversi atteggiamenti dei visitatori, evitando un netto squilibrio tra trattamento del frequentatore business e consumer, fermo restando che la maleducazione che porta allo scontro fisico pur di accaparrarsi il gadget di turno, attiene ad altre sfere della comunicazione e nell’immediato può essere risolta solo consigliando agli espositori (come personalmente faccio) di evitare la distribuzione di materiale che distoglie l’attenzione dal prodotto (meglio puntare sull’originalità e sulla qualità dello stand, in grado di attrarre un pubblico più “educato”).
Spezzando una lancia a favore della categoria della quale faccio parte, quella degli Exhibition Advisor, consiglierei ai produttori di far gestire le partecipazioni fieristiche ad un esperto esterno o interno, che sia dedicato esclusivamente a tale compito, sollevando tutto il resto dello staff da incombenze non strettamente attinenti al core business aziendale.
da admin
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